Disturbi da stress correlati

Disturbi da stress correlati

Le sindromi di risposta allo stress si verificano in risposta ad eventi di vita stressanti, quali esperienze di perdita e traumi. I sintomi fondamentali di tali sindromi includono emozioni dolorose di intensità particolarmente intensa. Nello specifico le reazioni emozionali più importanti possono andare da un senso di torpore che si verifica quando i sintomi di diniego sono predominanti, o all’opposto da emozioni dolorose che possono accompagnare altri sintomi intrusivi, come la rievocazione vivida di immagini traumatiche.

Il torpore emotivo non consiste semplicemente in un’assenza di emozioni, ma nella sensazione di percepirsi distante, attutito, soffocato. L’individuo può sentirsi come se fosse realmente circondato da uno strato di materiale isolante. L’ottundimento emotivo potrebbe alterare i modelli di interazione con i principali sistemi di supporto, quali familiari, amici e colleghi di lavoro. Può succedere che costoro si sentano offesi da questi cambiamenti e si ritirino, minimizzando il sostegno proprio nel momento in cui sarebbe maggiormente necessario. L’esperienza opposta, caratterizzata da emozioni dolorose, diventa familiare nelle persone sottoposte a stress: si manifesta come un’intensa ondata emotiva che al suo picco sembra insopportabile. La persona colpita impara che a questi picchi seguirà una riduzione dell’intensità, che rende possibile sopravvivere a questo difficile momento. Gli stati emozionali intrusivi comprendono una riattualizzazione interna degli eventi stressanti sotto forma di ricordi dolorosi che si verificano nella persona come se l’esperienza dolorosa si verificasse nuovamente nel presente, tali ricordi sono associati ad esperienze emotive dolorose, le stesse che hanno accompagnato l’evento stressante. Queste reazioni patologiche generano uno stato di allarme permanente o intermittente, alcune situazioni neutre possono essere infatti associate all’evento traumatico e questo genera un forte stato di stress emotivo con conseguenze deleterie sul funzionamento dell’individuo.

Ipotesi di trattamento

Lo scopo del trattamento è quello di aiutare la persona a raggiungere un equilibrio emotivo adattivo, a elaborare i significati degli eventi stressanti e rischematizzare la sua identità e le sue relazioni. L’obiettivo iniziale è quello di assistere il paziente in modo che non sia emotivamente impoverito, nè sopraffatto. Scopo principale e fondamentale del terapeuta è aiutare la persona a raggiungere un ritrovato senso di sicurezza - uno stato in cui possa utilizzare capacità ottimali nel prendere decisioni, adottare una strategia di coping adattiva ed essere in grado di fare progetti funzionali per il futuro. Il focus della terapia è dunque quello di aiutare il paziente a ristabilire un concetto realistico di se stesso come stabile, coerente ed un senso di efficacia sia nell’ambito della comunità che in quello familiare e lavorativo.

La valutazione può avere, essa stessa un valore terapeutico. Il paziente si sente colmo di speranza se percepisce l’abilità, la comprensione e la compassione del terapeuta. Inoltre tali risposte del clinico aumentano la cognizione del paziente su ciò che può accadere dopo gravi eventi di vita, che attenuano spesso il consueto timore che sintomi così intrusivi possano rappresentare l’esordio di uno stato di follia, oppure che l’intensità di stati della mente così temuti non si mitigherà mai. La combinazione nel terapeuta di empatia e competenza può creare in breve una alleanza terapeutica e questo elemento essenziale può attenuare il livello di disagio del paziente.

I pazienti ricorrono a un aiuto professionale solo settimane o mesi dopo un evento traumatico, quando comprendono che i sintomi ancora perdurano e non vi sono miglioramenti del proprio stato. In questo caso il clinico dovrebbe offrire delle misure supportive che permettano una stabilizzazione dello stato mentale. Sul piano biologico, il supporto può comprendere consigli per una alimentazione adeguata e un maggior riposo; sul piano sociale, il supporto può consistere nell’aiutare il paziente a migliorare l’organizzazione del proprio tempo, nell’orientamento a partecipare a gruppi di confronto con persone che hanno avuto una esperienza simile, e nel dare consigli alle persone vicine al paziente. Sul piano psicologico, il clinico può offrire un supporto facilitando il costituirsi di una relazione terapeutica attraverso l’ascolto attento dell’evento traumatico e l’eventuale comunicazione del progetto di trattamento.

E’ solo dopo una riformulazione basata sull’esplorazione dei significati che il terapeuta aiuta il paziente a migliorare le sue capacità e strategie di coping/di adattamento alla realtà. Il terapeuta incoraggia quindi il paziente a confrontarsi in modo più diretto con lo stato attuale di crisi e a prendere nuove decisioni per maneggiare le situazioni stressanti.

Una fase fondamentale nell’approccio al disturbo è quella della elaborazione dei significati. Nello specifico questa fase rivela la discrepanza tra come il paziente esperiva il mondo prima dell’evento stressante e come lo interpreta dopo l’evento. Poiché tale discrepanza provoca forti emozioni, il terapeuta autorizza l’espressione di queste emozioni come elemento del lavoro terapeutico volto a consolidare l’alleanza terapeutica. Egli aiuta il paziente a maneggiare sentimenti potenzialmente soverchianti, permettendone l’espressione in “piccole dosi” maggiormente tollerabili. Il clinico aiuta il paziente a rimanere in uno stato della mente che gli permetta il lavoro terapeutico e di non precipitare in uno stato di crisi in cui sia sopraffatto dalle emozioni.

Nella fase di diniego il clinico dovrebbe focalizzare l’attenzione del paziente su un miglioramento del senso di sicurezza, poiché è proprio la percezione di essere vulnerabili al pericolo a rendere necessario il diniego.

Nella fase intrusiva il terapeuta punta a ridurre il senso di shock è allarme che può presentarsi al riaffiorare del ricordo dell’evento traumatico o a seguito di ogni percezione di uno stimolo associato al trauma. Questo significa aiutare il paziente a ricostruire la storia degli eventi traumatici aiutando il paziente a capire le sequenze di causa-effetto e a differenziare i fatti dalla fantasia. Collocando ogni concetto associato al trauma all’interno di una cornice temporale, il terapeuta favorisce il prevalere del senso di realtà e la successiva integrazione dell’evento traumatico con la propria storia di vita, permettendo il formarsi di un sentimento di speranza per il futuro.

Nella fase di elaborazione l’ulteriore desensibilizzazione delle associazioni e la ristrutturazione del sistema di credenze sono favorite dalla esplorazione più approfondita dei significati. Incoraggiando la riflessione sulle conseguenze dell’evento traumatico per il se’, il terapeuta potrebbe aumentare gradualmente la capacità di tollerare le emozioni: mette in dubbio le concezioni del se’ come svalutato, incompetente, cattivo o debole ed esamina nuove strategie adattive che permettano di realizzare un senso di maggiore efficacia.