I disturbi dell’umore
La depressione clinica, chiamata anche depressione maggiore, è uno stato in cui è presente un marcato e persistente umore depresso o la perdita di interesse, insieme ad altri indicatori fisici e mentali, come ad esempio la difficoltà a dormire, scarso appetito, diminuita concentrazione e sentimenti di impotenza e inutilità. È possibile fare diagnosi di depressione solo quando alcuni di questi elementi sono presenti nello stesso momento, per almeno due settimane, e interferiscono significativamente con la capacità della persona di svolgere le attività quotidiane.
La depressione è una delle più frequenti patologie mentali in aumento a livello mondiale: l’OMS ritiene che entro il 2020 diventerà la maggiore causa di malattia nei Paesi industrializzati.
La depressione attualmente è una malattia molto diffusa, persistente, e spesso gravemente invalidante. Anche se la percentuale di persone con disturbi dell’umore in trattamento è aumentata notevolmente negli ultimi anni, la maggior parte dei casi lo richiede dopo molto tempo dall’esordio. In particolare, in Italia solo il 29% dei soggetti affetti da depressione maggiore ricorre a un trattamento nello stesso anno in cui insorge. La depressione non riconosciuta e quindi non trattata espone chi ne è affetto a varie conseguenze negative. Chi è depresso può isolarsi, lavorare in modo meno efficiente, trascurare le sue responsabilità. Soprattutto se giovane, può far ricorso all’alcol o a droghe per cercare di alleviare la sua sofferenza. Nei depressi, soprattutto negli anziani, vi è una frequenza più elevata di ricoveri ospedalieri e di suicidi. E’ quindi importante riconoscerne prontamente i sintomi e rivolgersi a un medico per evitare le conseguenze più gravi della malattia (ad es. il suicidio).
Secondo il DSM-5 per parlare di vera depressione è necessario che siano presenti cinque o più sintomi contemporaneamente, di cui almeno uno costituito da umore depresso o perdita di interesse o della capacità di provare piacere in quello che si fa. Tali disturbi devono durare almeno due settimane ed essere presenti per buona parte del giorno; inoltre, si evidenziano cambiamenti significativi in determinate aree di funzionamento della persona, ad esempio in ambito lavorativo o familiare.
I sintomi elencati nel DSM-5 associati al disturbo depressivo comprendono:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
- Marcata diminuzione di interesse o piacere (anedonia) per tutte, o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno.
- Perdita di peso significativa in assenza di diete o aumento di peso (ad esempio, può essere significativa una variazione del peso corporeo superiore al 5% nell’arco di un mese), o riduzione/aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
- Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
- Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
- Fatigue o mancanza di energia quasi ogni giorno.
- Perdita di energia.
- Sentimenti di autosvalutazione o di colpa ecessivi o inappropriati quasi ogni giorno.
- Ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione quasi ogni giorno.
- Pensiero ricorrente di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, oppure tentato suicido o piano specifico per suicidarsi.
Per quanto riguarda la gravità della depressione, si può immaginare l’esistenza di una scala da 1 a 10, dove 1 raffigura la demoralizzazione e 10 la depressione maggiore grave, passando per la depressione maggiore lieve e moderata. E’ possibile distinguere poi una forma di depressione cosiddetta sottosoglia o non clinica o minore, termine che indica situazioni in cui sono presenti pochi sintomi, di minor intensità, e con circoscritto impatto sul funzionamento relazionale e sociale. Un elemento che accumuna tutte le forme di depressione è la riduzione più o meno intensa di attenzione, concentrazione, memoria. Così la persona si sente meno capace di pensare, concentrarsi, prendere decisioni.
Nello specifico, è possibile distinguere altri disturbi dell’umore di tipo depressivo:
Il Disturbo Depressivo Persistente (o disturbo distimico o minore) caratterizzato da presenza di umore cronicamente depresso, per un periodo di almeno due anni. In questo caso i sintomi depressivi, nonostante la loro cronicità, sono meno gravi e non si perviene mai a un episodio depressivo maggiore.
Il Disturbo Disforico Premestruale è caratterizzato da sintomi depressivi nella maggior parte dei cicli mestruali ed il miglioramento si registra entro pochi giorni dall’insorgenza delle mestruazioni.
Una forma particolare di depressione è la depressione post partum. Quest’ultima colpisce l’8-12% delle neomamme e si manifesta generalmente fra la sesta e la dodicesima settimana dopo il parto. Il trauma della nascita e la separazione dal bambino, possono originare sindromi quali ansia e depressione, senso di vuoto che a volte può spingere la neomamma a forme di bulimia. La depressione post partum interferisce con la capacità della mamma di prendersi cura del bambino sia da un punto di vista pratico che affettivo.
La depressione può comparire associata ad altri disturbi mentali, come il disturbo da panico, il distubo ossessivo-compulsivo, l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo di personalità borderline.
Come per la gran parte dei disturbi psichici, la causa dei disturbi depressivi è da ricercarsi nell’interazione tra fattori biologici, genetici e psicosociali. In molti casi i disturbi depressivi insorgono in seguito ad eventi stressanti; tuttavia, non tutti coloro che si trovano a dover fronteggiare situazioni stressanti sviluppano un disturbo depressivo.
Ipotesi di trattamento
Il Disturbo Depressivo Maggiore è considerato uno dei disturbi più debilitanti. L’impatto sulla qualità della vita è profondo e associato ad un deterioramento importante del funzionamento sociale. Numerose ricerche in letteratura documentano la presenza di problemi interpersonali sia come causa che come conseguenza del disturbo; le persone depresse sono meno attive e soddisfatte della loro vita sociale e frequentemente riportano difficoltà nella relazione con i propri compagni, figli e amici.
Due tipologie di interventi su cui mi focalizzo rispetto al trattamento dei disturbi depressivi sono la terapia cognitiva comportamentale e la TMI (Terapia Metacognitivo Interpersonale).
Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso la riattivazione del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali. Inoltre, dal momento che la depressione è un disturbo ricorrente, la TCC prevede una particolare attenzione alla cura della vulnerabilità alla ricaduta.
La TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale) pone un’attenzione fondamentale sulle disfunzioni metacognitive dei pazienti.
Questo sulla base dell’assunto che uno dei nuclei patogeni alla base di tali problematiche sia la difficoltà nell’identificare i propri stati mentali, gestirli di conseguenza utilizzandoli nella risoluzione di problematiche relazionali e di altra natura. Tutto questo ha come obiettivo quello di prendere distanza dai propri contenuti mentali e utilizzarli al contrario in modo funzionale: per costruire strategie di pianificazione e di risoluzione di problemi sociali e legati alla sofferenza soggettiva.